Attività

Ogni mia attività, individuale o di gruppo, si muove verso  un'idea di fondo: contribuire alla costruzione di una  Comunità delle differenze centrata sulla relazione, dove la dimensione dell'Io è in stretto collegamento con il Noi, dove al tempo viene restituita la naturale forma di passato, presente e futuro e al sogno l'ampia libertà di volare.

PROGETTO E CONDUCO PERCORSI FORMATIVI DI GRUPPO
ACCOMPAGNO PERCORSI INDIVIDUALI DI SCRITTURA ANALITICA PER GIOVANI E ADULTI CHE PER RAGIONI DIVERSE (sofferenza esistenziale, crisi relazionale, malattie …) SENTONO IL BISOGNO DI INTERROGARSI 
REALIZZO VIDEONARRAZIONI INDIVIDUALI, FAMILIARI, TEMATICHE E DI COMUNITA' 

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Quanto più una persona matura la consapevolezza della relazione che ha con gli eventi individuali, familiari, culturali, spirituali della propria storia di vita, tanto più l'accoglienza e l'ascolto di persone diverse da sè ne beneficerà.
Ascolto, consapevolezza, risorse, appartenenze, narrazione, rappresentano i cardini metodologici portanti di ogni progetto.
Aiutare un soggetto a pensarsi e sostare, anche emotivamente, dinnanzi a parti della propria storia di vita, porre l'accento sull'insegnamento ricevuto da una particolare esperienza, anche se violenta o dolorosa, ricercare le passioni che costituiscono, per ognuno, i personali fattori protettivi, sono modalità per esaltare i guadagni ricevuti più che le mancanze subite, le risorse anziche le problematiche. Un accompagnamento che sottostà a una disciplina di conduzione sgombra da interpretazioni psicologiche, attenta a sollecitare l'apertura delle parole, a favorire la narrazione, attenta ad evitare le concettualizzazioni.
Ricercare le parole capaci di restituire, anche in forma scritta, le suggestioni che si vivono nell'avvicinarsi a una determinata esperienza, permettere al gruppo di ascoltare ed esprimere quanto il racconto dell'altro/a risuona in se. Questo procedere è quel che fa dei miei progetti viaggi di ricerca di senso capaci di spostare la narrazione dalla solita storia, spesso raccontata e ripetuta in forma vittimistica o eroica, verso nuove forme e significati.

 Decentrarsi per vedere oltre a sè

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Dialogo con me stesso
Il decentramento è un processo iniziatico/educativo complesso che delinea il modo in cui un soggetto osserva l'altro/a nella sua essenza di diverso/a e, di conseguenza, si relaziona.
Questo significa che per entrare in relazione con una persona dovrò sempre essere diverso?
Certamente.
Ma così facendo non corro il rischio di perdermi?
Il rischio della perdita esiste sempre quando si è in cammino, soprattutto quando si è alla ricerca di qualcosa che illumini la vita.
Quel che fa la differenza e che salva dal pericolo della perdita nell'omologazione è il rapporto che ogni persona ha con la propria storia. Come si può essere interessati ad altri/e se si è disinteressati a sè? Quando si dimenticano le persone, le parole, i luoghi chi ci hanno costruito, nel modo in cui siamo, sentiamo e pensiamo avremo bisogno di cercarli altrove.
Ma è un paradosso.
Quel che cerco è la crescita nella relazione e l'incontro con l'altro è uno dei percorsi.
Pertanto omologazione e cambiamento sono due elementi contrapposti.
Certamente.
Il decentramento permette di Ri-Conoscere le differenze, di leggere l'altro/a in funzione al mondo entro il quale egli è stato costruito. 
Cosa intendi?
Ognuno di noi interpreta le informazioni in base a un modello culturale di riferimento. Per comprendere l'altro dobbiamo prima ri- costruire il suo modello culturale che funge da setaccio. Non posso usare i miei parametri, quelli valgono per la mia persona. Sarebbe come misurare l'altro in funzione a me, come se esistesse un unico modello universale a cui attenersi.
Il decentramento necessita di passaggi che coinvolgono l'intera storia personale, familiare, culturale, spirituale di un soggetto.

Ri-Conoscere

 Lorenzo Moreni liberi pensieri

C'è una frase che mi fa andare in bestia:
Loro se vengono a casa mia devono adeguarsi alle regole della mia casa.
Se poi a pronunciarle sono amici, persone che hanno condiviso o che stiamo condividendo un percorso, a prevalere, oltre la rabbia, è l'amarezza.
Questa frase risuona in me come qualcosa di stantio, di gia sentito, di vecchio. Mi ricorda quando l'altro, loro, era un amico di Casoli che si faceva chiamare Gianni anziche Rodrigo o Piero, di Caronia giunto a Lonato in cerca di lavoro. Terù lo chiamavano e, ancora oggi, dopo più di trent' anni che è tornato al suo paese, al telefono si annuncia, ironicamente, ancora così: Ciao Enzo so Piero terù.
Anche allora come oggi fatico a trattenermi e sbotto:
Loro chi? E il padrone di casa chi sarebbe?
Mi sale una rabbia viscerale che fatico a trattenere.
Capisco che chi viene da altre parti del mondo non può pretendere di trasformare il luogo in cui si insidia in una fotocopia del proprio, ma nemmeno posso accettare che egli o ella, in virtù di chissa quale valore annulli se stesso/a pur di integrarsi. E poi integrarsi cosa vuol dire? Diventare qualcosa di diverso da quello che si è sempre stati? Ricercare una forma capace di tenere insieme il conosciuto con l'ignoto?
Credo si possa convenire che il termine integrazione sia uno stretto parente del cambiamento.
Il passaggio da una condizione conosciuta ad una nuova possiamo definirla come una fase di cambiamento che necessita di un nuovo equilibrio, quindi di integrazione?
Passare da una condizione di studente a lavoratore, da single a sposato, da giovane a vecchio, da sano a malato, da ricco a povero possono essere degli esempi esperienziali a cui noi tutti, e sottolineo noi, possiamo, almeno con la memoria, accedervi?
Fatica, rischio, depressione, esaltazione, ansia, attesa, paura, dolore, gioia possiamo riconoscerli come sentimenti, alcuni, che hanno accompagnato i nostri passaggi di vita, le nostre integrazioni?
Possiamo convenire che ogni processo d' integrazione presuppone un'instabilità psichica oltre che economica e abitativa che necessita di una ricerca di adattamento e di tempo?
Penso di si, perchè è la logica delle cose e sarà così fino a quando la vita ci assisterà.
Il nodo da sciogliere è come favorire un processo di integrazione capace di coniugare il passato col presente, il conosciuto con l'ignoto, la tradizione con la modernità.
Uno dei primi passi, io credo, è riconoscere agli altri, ma prima ancora a se stessi la storia culturale, politica, spirituale, umana, familiare, esperienziale a cui si appartiene perchè è da lì che veniamo e diamo senso alle nostre esistenze.
Quanti di noi questo legame l'hanno perso in nome di un Io che non riconosce altro che se stesso? Come posso essere interessato all'altro se sono disinteressato a me come parte di un tutto?
Dare valore alle persone, alle parole, ai luoghi che ci hanno preceduto e costruito e che hanno fatto di noi quel che siamo, sentiamo e pensiamo fanno di noi persone capaci di tolleranza. Al contrario se questa natura, per diverse ragioni, l'abbiamo dimenticata o svuotata di significato come possiamo riconoscerla agli altri. Da qui nasce l'intolleranza.
Accettare il nostro essere parziali è uno dei primi passi da compiere.
Noi non siamo altro che l'ultimo anello di una lunga catena che ci ha preceduto interconnessa con altre. Ri-Conoscerla ci renderà migliori perchè porremo il nostro Io conseguente e interconnesso ad altri.
Non potrei essere come sono senza coloro che mi hanno costruito e che ho incontrato.

Le pubblicazioni

Dentro le storie

Dentro le storie

Educazione e cura con le storie di vita
Franco Angeli Milano 2000

Ho sempre provato sentimenti contrastanti nell’ascolto delle storie delle persone, alcune mi affascinavano, altre mi sollecitavano il sonno, altre mi infastidivano. Raramente le mettevo in relazione a me. Ascoltare le parole dei miei interlocutori e concentrarmi sui sentimenti, immagini, fantasie, desideri che queste evocano è stata per me un’occasione di ricerca e di comprensione di pezzi della mia vita. Il saggio di cui sono autore mi ha offerto l’occasione di rendere visibile quanto, intuitivamente, avevo fatto per anni: ricercare attraverso la relazione e la scrittura quella conoscenza capace di coniugare la storia personale, l’incontro tra storie diverse ed il rapporto che ognuno di noi conserva con essa.

Lo specchio del racconto

Lo specchio del racconto

Quando la scrittura a due diventa cura
Unicopli Milano 2003

La storia contenuta in questo libro rappresenta lo specchio del rapporto tra un educatore e un utente dipendente da alcool ed eroina alla ricerca di un’emancipazione relazionale. Attraverso la relazione educativa e la scrittura, l’utente è sollecitato a percorrere un viaggio alla ricerca di sé, ad esplorare spazi, a dare loro forma e profondità, a lasciarsi interrogare, ad interagire, ricercando in sé le esperienze da comunicare. Così facendo ri-costruisce quella misura personale ( il rapporto con la propria storia) senza la quale la relazione con le persone diverrebbe perdita, omologazione o pura contrapposizione.

Lasciarsi Toccare

Lasciarsi Toccare

Tra villaggi, mussem e città del sud del Marocco

QuiEdit Verona 2012

E' un libro di viaggio. Cinque persone accompagnate da un mediatore culturale sperimentano l’impatto con un mondo diverso dal proprio. La disponibilità a lasciarsi condurre, ad ascoltare e scrivere cosa in loro accade, a togliere gli occhiali con cui solitamente leggono il mondo per indossarne di nuovi ha fatto di questo viaggio un’esperienza molto particolare.